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Piano piano, il bisogno di lui è diventato essenziale.
All’inizio bastavano i messaggi, i vocali, quella connessione invisibile che sembrava tenerci in vita.
Ma col tempo, non mi bastava più.
Volevo di più.
Più presenza.
Più parole.
Più contatto fisico.
Più lui.
Più tutto.
Non era più solo affetto.
Non era più solo desiderio fisico.
Era qualcosa di diverso.
Di più profondo.
Volevo conoscerlo davvero.
Desideravo condividere con lui la semplicità dei piccoli attimi:
mangiare un gelato senza guardarmi intorno,
fare una passeggiata, guardare un film sotto le coperte.
Viverlo.
Senza paura e senza giudizio.
Volevo tutto ciò che non ci era stato concesso.
Tutto quello che lui non aveva mai messo in conto.
Volevo viverlo.
Non solo desiderarlo.
Cominciavo a pensare spesso a come sarebbe potuta essere una vita con lui.
Non nei ritagli di tempo.
Non nei silenzi rubati.
Ma nella luce del giorno, nel quotidiano, nelle cose semplici.
E quando ci vedevamo, anche solo per pochi minuti, avrei voluto trattenerlo.
Toccarlo di più.
Guardarlo di più.
Averlo, tutto.
Ma lui…
Lui metteva limiti.
Sempre.
Invisibili ma reali.
“Non possiamo spingerci oltre.”
“Amo la mia ragazza.”
“Non voglio distruggere quello che ho.”
Diceva che mi voleva bene.
Che mi pensava.
Che qualche volta gli mancavo.
Ma non abbastanza da cambiare le cose.
Non abbastanza da scegliere me.
E io… io soffrivo.
Soffrivo nel silenzio delle mie giornate normali.
Soffrivo accanto a un uomo che mi amava davvero.
Che mi rispettava.
Che c’era sempre.
Un uomo che non mi faceva mancare nulla, se non quell’unica cosa che, in quel momento, sembrava essenziale: la scintilla, il tormento, l’irrinunciabile presenza di lui.
Mi odiavo, a tratti.
Perché sapevo che stavo rovinando qualcosa di buono.
Sapevo che stavo tradendo, non solo con il corpo. Con la testa.
Con il cuore.
Ma non riuscivo a fermarmi.
Era come una droga: ogni limite che poneva, mi spingeva a volerne di più.
Ogni distanza diventava un’urgenza.
Ogni silenzio, un dolore.
Lui diceva di amare la sua compagna.
E non metteva in discussione quel sentimento.
Io invece, ogni giorno, mettevo in discussione tutto.
E il solo fatto che non fosse disposto a scegliere me, mi spezzava dentro.
Avrei voluto essere forte.
Avrei voluto chiudere.
Ma non ci riuscivo.
Perché quando ti abitui a desiderare qualcosa che non puoi avere…
non è più il cuore a decidere.
È il vuoto.
È la fame.
È la parte di te che si perde, ogni volta che non viene scelta.